Il “pacco da giù” ai tempi del Coronavirus: le mascherine, i guanti di lattice

paccoDa tre anni vivo in questa città non mia, ma che mia ho fatto in queste ultime settimane in cui si lotta, si prega, si spera. Mia ho fatto questa città nonostante la consueta passeggiata sul Naviglio rimandata, i tramonti persi mentre chiudo la porta di casa, tolgo guanti e mascherina, metto in frigo la spesa e attendo che la giornata passi.

Qualche giorno fa è finalmente arrivato il “pacco da giù”. Sono siciliana, con il cuore diviso tra l’entroterra (luogo della mia nascita) e Palermo (luogo della mia crescita).
Ho sempre evitato i pacchi da giù: li ritenevo superflui. Nella città più moderna d’Italia, con ecommerce che consegnano di tutto in giornata, non ho mai avuto problemi a trovare ciò di cui avevo bisogno, voglia o nostalgia.
Stavolta è diverso.

Stavolta nemmeno i potenti colossi del commercio online mi hanno aiutata. Nemmeno questi negozi che hanno forse più di quello di cui abbiamo veramente bisogno.
Avevo bisogno di mascherine: non sto qui a dibattere sulla loro reale necessità – come dicono alcuni – o inutilità – come sostengono altri. Non è questo il momento del dibattito, ma della precauzione.

Stavolta è stato il pacco da giù a farmi avere ciò di cui avevo veramente bisogno. Semplici, bianche, recuperate da mio padre nell’entroterra siciliano tra officine d’auto e laboratori di artigiani. E spedite insieme a tre scatole di guanti di lattice, perché non si sa mai, perché tutto può andare a ruba. Perché tutto può finire.

Dall’entroterra a Milano, un pacco da giù chiuso con il consueto amore dai miei genitori che hanno sempre guardato al nord Italia come alla terra della rinascita e delle nuove possibilità. Adesso guardano i tg con apprensione mentre il virus invade anche la loro quotidianità e non viaggiando sui tanto temuti barconi: no. Viaggia su aerei, sullo Stretto di Messina.


Sono aumentate le nostre videochiamate. Prima li sentivo solo alla sera: una chiamata di qualche minuto, alle volte un po’ più lunga, che si chiudeva con la buonanotte.
Ma adesso si cerca di più di sentirsi più vicini, dal Naviglio al cuore della Sicilia. Lì dove sono nata, mentre sul Naviglio cerco di combattere, di resistere

E alla fine, unendomi a questa lotta, si, anche questa è un po’ casa mia.

Posted on April 5, 2020, in Il blog di Grazia La Paglia. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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