Non sarà mai una dea: note di Antonella La Monica

non-sarà-mai-una-dea-grazia-la-pagliaSe ancora oggi ricordo a memoria alcuni versi de La Divina Commedia, e se a dodici anni li imparai senza fare alcuna fatica, lo devo ad Antonella La Monica, poeta (sì, so che ci tiene a non essere definita “poetessa” e condivido pienamente la sua posizione) e professoressa di lettere.

Quando studiavamo un testo con lei, in aula, noi alunni non vedevamo solo le parole scritte nelle pagine dei libri. No. Noi accedevamo all’immaginario visivo dello scrittore, entravamo nel suo mondo, sentivamo le sue emozioni e ci preparavamo ad ascoltare quel che aveva da raccontarci. 

La prof.ssa La Monica, insomma, è una docente che ha sempre voluto andare oltre la canonica lezione, soprattutto davanti a un testo poetico. 

La prof.ssa La Monica è uno di quei docenti che ti restano nel cuore e che anche dopo anni ricordi con affetto. E anche dopo anni vorresti ancora seguire una sua lezione. Che è lezione di vita, prima che lezione didattica. 

Un paio di giorni fa mi ha omaggiato di un bellissimo regalo: dopo aver letto il mio “Non sarà mai una dea – Di Palermo e della Sicilia – Diario di una migrazione come tante” (disponibile gratuitamente qui) ha deciso di donarmi le sue note al testo.

Le sue tre pagine mi hanno commossa e spero che lo stesso possano fare con chi leggerà le prossime righe. E spero che chi leggerà le sue parole si rivedrà bambino, adolescente e poi adulto in quelle strade e in quei vicoli della nostra Sicilia.

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Note di Antonella La Monica a

NON SARA’ MAI UNA DEA di Grazia La Paglia

A prima lettura si ha l’impressione di assistere ad un set tennistico che si gioca sul campo della memoria: ieri-oggi, andata-ritorno, perdita-recupero, incanto-disincanto, delusione-delusione, attesa-aspettativa!

L’incipit è un pugno allo stomaco: Ho perso il mio passato. Non esisto più. Ho barattato amici e sogni per cercare un nuovo inizio altrove.

Continua…Ho lasciato alle mie spalle l’isola dei Sogni Abbandonati…

Un’amara constatazione, la denuncia di un fallimento personale, ma non solo!

E’ quello di una intera generazione, gran parte della quale deve andare via dall’Isola matrigna, terra avara di possibilità di lavoro, ingorda morgana che offre miraggi a chi arriva dall’altra costa del mare nostrum!

Migrare perché quando la tua terra non ti offre un lavoro (un qualsiasi lavoro) è un fallimento e, si chiede l’Autrice, a chi imputarne la colpa? Chi gli assassini della speranza? Facile rispondere la politica, la mafia. Meno facile ammettere che ne siamo tutti responsabili. E quindi sì, abbiamo perso tutti

Non sarà mai una dea è prova diaristico-narrativa di una migrazione come tante, convincente perché appassionata, come tutte le prime prove, e il narrare di sé esteso agli altri ha le stigmate della titubanza, della sorpresa, dell’onestà e della coscienza che intrecciano serti con il desiderio della condivisione immaginata, probabile, sperata, certa: questo il sentire appassionato di chi dovrà ancora sondare il terreno accidentato della vita, i suoi meandri insidiosi ed affascinanti , di chi per conoscerla dovrà inciderne la carne!

Tempi e momenti di un viaggio esistenziale e di un processo umano che, nonostante quell’amara constatazione, vuole credere con la migrazione in un avvenire interessante perché se si ha nel sangue l’azzurro del mare e sulla pelle il calore feroce del sole dell’entroterra siciliano, che la nebbia padana non riesce a ridurne l’effetto, tutto dovrà essere abbracciato dalla speranza e, comunque vada, ci sarà sempre una dea dalla sua parte.

IERI. Vita acerba nelle trame dell’infanzia e dell’adolescenza, ricordi di anni che come aquiloni sorvolano la terra natìa, la serenità del luogo che ha visto nascere la piccola Grazia, che ha accompagnato la curiosa Grazia nelle feste, nelle ore a scuola segnate dalla “sirena”, nei giochi in spazi sicuri ed innocenti, nelle corse in bicicletta prima stentate e poi coraggiose ; anni che hanno visto la smaniosa adolescente Grazia aprire la porta al Punk che la invita ad ascoltare musica nuova per le sue orecchie e per la sua anima, quella dei Green Day e American idiot il cd della nuova vita: prova trucchi dark e indossa giubbotti e pensieri con le borchie che epifanizzano la voglia di libertà, di ribellione verso ancora non sa cosa , ma la maglietta col Che Guevara la fa sentire a proprio agio. Grazia è un outsider dall’energia silenziosa, dall’effervescenza discreta, che OGGI le fanno guardare il mondo con nuovi occhi.

Ancora si vede la giovane Grazia sotto il cielo di Palermo che ha indirizzato i suoi passi nella scoperta del paesaggio normanno e barocco, i suoi passi nell’assaporare il mare e il limoncello tra desideri di vita e incontro dell’altro in quella melting pot della Vucceria e della Taverna azzurra le cui voci s’innestano nel suo cuore.

OGGI. Dopo aver lasciato Via Alloro, che con il suo nome ha coronato gli studi universitari, la vita in Sicilia la vuole pioniera nel trovare altri lidi, altro posto dove trovare, così Calvino, risposta alla sua domanda di cambiamento, di opportunità e possibilità, per poter dire a se stessa – Io ci voglio provare. Io ci sto provando a realizzare il mio progetto di Donna!

Ha scelto dove approdare: Milano.

Milano, come dice Lucio Dalla, a portata di mano \ti fa una domanda in tedesco\ e ti risponde in siciliano\ Milano che fatica…

Si vede Grazia che prepara la valigia con dentro cappotti e sciarpe, l’odore di u pani cunzatu, dei campi di grano e mandorli in fiore e ulivi argentati, di cielo e di colline, delle luci e dei pranzi di Natale, ma dentro ci mette anche nuvole di attesa e curiosità, timore del nuovo, ma un timore eccitante …Sarai sola, sarai in un mondo nuovo, ma non è così terribile…

OGGI. Milano e i suoi navigli, le sue atmosfere cittadine, luci sfavillanti e tram che sferragliano; Milano, il suo primo morfo-grafema pare stilizzi le guglie del Duomo e lo skinline dei suoi grattacieli, niente a che vedere con le cubole e le cupole delle chiese di Palermo, tatuate negli occhi di Grazia; gli stessi occhi che catturano il tempo di attesa di un autobus o della metro su cui leggere qualche pagina per sfruttare ogni minuto , perché a Milano ogni minuto “conta”! A Milano si corre in casa, in tram, in palestra si corre sul tapis roulant, ci si ferma solo per l’apericena! A Palermo si cammina da Piazza San Domenico verso la Kalsa, si tenta le stelle sul prato della Magione, si sosta in attesa dell’autobus che ritarda o si corre tra la Cala e il Foro Italico in una babele di visi, di veli, di odori, di pescatori e di reti! A Milano, l’odore del tempo che incalza; a Palermo, l’odore del tempo che rallenta per vivere più a lungo le ore e arrivare a domenica per ascoltare il mare che si frange, la sirena di una nave crociera!

Il mare azzurro spumeggiante di Sicilia!

IERI. Le vacanze a Cefalù o Faluce, quel posto magico dove con la famiglia trascorreva le vacanze estive; quella spiaggia dove cercare le prime conchiglie nella sabbia, quel tenero bagnasciuga su cui prendere confidenza con i brividi e con l’acqua!

OGGI. Quel mare è sempre desiderato, quel mare è tornare a casa, quel mare nutre pensieri adulti e leggeri.

Azzurro, il colore che accompagna Grazia, le avvolge il cuore sempre pronto a librarsi dalla pianura verso la costa che si profila tra le nuvole in alta quota e pare toccarla quando il carrello dell’aereo tocca la pista di Punta Raisi.

Azzurro che a forza di essere denso come smalto diventa vernice blu come il blu imponente di un triangolo riprodotto anche sul fianco del tram 2, linea Duomo-Naviglio Grande che cattura il suo sguardo; un triangolo che contorna un qualcosa poco chiaro, confuso, sembra un’immagine, ma la vede sfuocata perché lontana; si avvicina il tram e sul fianco della fermata due occhi di carta avvolti in un triangolo blu la guardano. Grazia, ora, la vede chiaramente, la riconosce e si stupisce: è L’Annunciata di Antonello da Messina! Una mostra dedicata all’artista siciliano è stata allestita nel Palazzo reale, a Milano!

IERI. Aveva sedici anni quando vide quella tela, a Palermo, custodita in un palazzo del centro storico!

OGGI. Quel velo blu, quegli occhi di carta, profondi e delicati, immobili ed enigmatici a due passi da lei, le offrono un sorriso: sono occhi che sanno di casa! Casa è il paese nell’entroterra assolato, è Palermo sul mare e quegli occhi glieli ha portati a Milano!

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti…l’anima di Grazia concerta con Pavese!

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Posted on April 25, 2020, in Il blog di Grazia La Paglia. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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