Straordinario

Cammino mentre il tram
strappa via i capelli
che coprivano il mio volto
che nascondevano i miei occhi,
o che li nascondevano alla città.

Tutto sa di sabbia sedimentata
di vento assente
di torrenti prosciugati.

Un pugno allo stomaco
o una cicatrice sul petto
cosa sarebbero, in fondo,
se non un modo per distrarsi?

Alzo la testa oltre questo recinto
fatto di palazzi e cemento,
di terrazzi e finti Eden.

E mi rendo conto,
mi rendo conto solo adesso,
che non so dove sto andando.

Non vedo oltre,
e non distinguo più il giorno dalla notte,
il sale dallo zucchero.

Sento voci, voci indistinte
e vorrei solo sfiorare una volta,
solo una,
la terra bianca della Luna.

Per poter dire,
per poter raccontare,
per poter ricordare
che qualcosa di unico
straordinario
qui esiste.

Ma alla fine ci rifletto.
Lo straordinario esiste.
Perché esisto io.
Perché esistiamo noi.

E quindi lascio penzolare questi piedi
seduta su un ponte
che una volta avvolgeva un fiume.

Chiudo gli occhi
e cerco un brivido,
mentre mi lascio penzolare.

E non voglio più sfiorare
la terra bianca della luna.

Perché mi basta sfiorare
la pelle pallida
della tua mano incerta.

Posted on June 25, 2020, in Il blog di Grazia La Paglia. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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