Tornare nei nostri sud è liberarci dai fantasmi

La nostra vita è il risultato dell’incontro di diverse vite, ma anche dello scontro con tanti fantasmi. Vite sospese, tra il qui e l’altrove, che ci seguono, ricompaiono quando meno ce lo aspettiamo.

Vite o incubi che pensiamo di avere dimenticato ma che tornano a bussarci. Alle volte anche a perseguitarci.

Sono entità che resistono e abbattono i limiti spazio-temporali dell’umano, fatto di carne, ossa e carbonio. E hanno la capacità di perseguitarci, di entrare nei nostri sogni, di affacciarsi nelle nostre vite.

Alle volte, i fantasmi sono ciò che ci lasciamo alle spalle quando andiamo via, lontani dalle strade e dalle case che hanno custodito la nostra infanzia.

Come le strade e le case del sud, in cui torniamo – alle volte, dopo tempo – per rimettere a posto i cocci della nostra vita.

Così è capitato a me, lo scorso anno, nell’estate della prima emergenza Covid-19: sono tornata per rimettere a posto tutto quello che avevo lasciato in sospeso quando sono andata via, di corsa, nel nord Italia. Ed è stato, il mio, un ritorno terapeutico.

Perché tornare indietro, dove si è stati felici e bambini, è anche fare i conti con chi non siamo più. Ma anche con chi avremmo potuto essere senza quelle cicatrici che lì, in quei luoghi, in quei nostri “sud”, ci sono state imposte sulla pelle.  

Ritornare nei nostri sud è, però, anche avere la possibilità di rimettere a posto tutti i cocci. Risistemare le stanze della nostra memoria, rimettendo al loro posto i libri, i nostri diari, gli oggetti e i soprammobili scaraventati sui pavimenti dalle turbolenze che ci hanno segnati.

In ogni viaggio nei nostri sud, tutti abbiamo la possibilità di liberarci. Probabilmente non ci riscatteremo mai. Ma liberarci è possibile. È tutta una questione di scelta, di pazienza. Pazienza nel comporre di nuovo gli oggetti rotti, di cui abbiamo in mano solo cocci.

Possiamo soccombere ancora, schiavi di quei fantasmi che ci portiamo dentro. O possiamo abbandonarli lì, al di là dello Stretto.

Posted on June 4, 2021, in Il blog di Grazia La Paglia. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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