I volti di casa incisi ai confini di Milano. Quei volti che per la Sicilia hanno lottato

Cercavo casa. Cercavo un luogo da poter chiamare così nonostante i chilometri di distanza che mi separavano dal Vallone – quel luogo dell’entroterra siciliano in cui sono nata e crescita – e da Palermo – che per dieci lunghi bellissimi anni è stata tana e campo di battaglia.

Cercavo un nuovo rifugio mentre ero immersa in un mondo non mio e che – a poco a poco – mio stava diventando.

Girovagavo in auto, alla ricerca di una strada in cui avrei incontrato l’ennesimo agente immobiliare.  Finito l’appuntamento, come sempre, mi persi. Non sono mai stata brava nemmeno a seguire le indicazioni del navigatore perché – alla fine – mi piace perdermi per poi scovare e scoprire.
Notai un laghetto.

Il sole di maggio lo faceva splendere come piccolo diamante tra il verde che iniziava a farsi sempre più spazio in ogni angolo di vita possibile. È lì che parcheggiai l’auto, è li che pensai di fare quattro passi.

Ed eccolo lì: Peppino Impastato. Mi guarda. Ci guardiamo. E all’improvviso ricordo i cortei a Terrasini che partivano da Radio Aut. Ricordo la redazione della radio che porta il nome del film a lui dedicato in cui mi allenavo – ancora studentessa universitaria – a creare notiziari. Crearli da zero, con piccoli registratori in mano e sogni in tasca da voler scartare al più presto.

Mi guarda. Ci guardiamo, in un giorno di maggio – quel mese che lo portò via, per sempre.

Il suo volto è inciso su una parete. Faccio pochi passi mentre mi perdo nella memoria di quegli anni bellissimi fatti di lotte, battaglie e da quella voglia di seguire le orme di Peppino. Faccio pochi passi e mi ritrovo davanti all’ingresso di una scuola. Guardo l’ingresso. Scopro che si chiama Padre Pino Puglisi.
Anche lì, all’interno, un altro murales che sembra guardarmi e ricordarmi chi sono, da dove vengo, dove e quale sia la mia vera casa. Il murales con il suo volto, un volto che difficilmente un siciliano non riconosce.

Torno alla mia auto. Mi chiedo se tutto questo sia frutto di casualità. Assurde coincidenze del destino? Non lo so. Non credo molto a queste robe. Ma credo a quei volti, a quelle lotte, a quelle storie, a quei sacrifici. Credo a quell’essere contro: contro il sistema di corruzione, violenza e malaffare, qualsiasi sia il nome che lo identifichi. Credo in quei volti che hanno combattuto per la mia Terra.

Mentre percorro quella cittadina, Buccinasco, e quella accanto in cui ho iniziato a vivere – Corsico (alle porte di Milano) mi imbatto in molti altri volti, sia quel giorno che nei mesi successivi.
Un altro siciliano, per esempio, Franco Battiato. E poi Gino Strada. E poi un’altra vittima delle mafie, Giancarlo Siani. E poi Frida Kahlo, Samantha Cristoforetti e Margherita Hack. Dante Aligheri, Sandro Pertini, Rita Levi Montalcini, George Floyd e Alda Merini.

Cerco informazioni su internet, incuriosita da questi murales che mi riportano nella mia casa natia mentre cerco di costruirmi un’altra casa, in un altro luogo.

È su Facebook che trovo informazioni in più. “A Buccinasco stiamo portando avanti questo progetto come Retake Buccinasco, We run the streets e Comune di Buccinasco – mi dicono i realizzatori delle opere, chiacchierando in chat – ll progetto si chiama Quartieri a colori. Queste attività saranno replicate anche a Corsico con altri dieci soggetti. A maggio arriveranno i volti di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo (da una commissione privata su muri comunali)”.

Trent’anni fa, il 23 maggio 1992, la strage di Capaci. Trent’anni dopo, i loro volti saranno qui, alle porte di Milano, a ricordare a tutti – non solo ai migranti come me – quel che è stato. A ricordare a tutti quel giorno fatto di esplosioni, alle porte di Palermo. A ricordare a tutti quelle vite spezzate. A ricorda a me, che migrante sono, cosa mi porto addosso, chi sono stata e chi sono.

Posted on April 1, 2022, in Il blog di Grazia La Paglia. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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