La scrittura che rende inoffensivo il dolore: da Bufalino a Terranova (in Trema la notte)

Si scrive per dimenticare, per rendere inoffensivo il dolore, biodegradarlo, come si fa coi veleni della chimica. Può essere una vernice, la scrittura, che ci anodizzi i sentimenti e li protegga dalle salsedini della vita“.

Così scriveva Gesualdo Bufalino. E così – e con questi perchè – scrive la voce narrante di “Trema la notte” di Nadia Terranova (Einaudi editore).

Dalle macerie di una Messina distrutta dal terremoto più forte mai registrato in Europa, la voce narrante che tesse e intreccia le proprie vicissitudini con quelle di un bambino di Reggio Calabria, prende vita una nuova esistenza che niente ha a che fare con il passato.

Sotto i calcinacci e le mura nobili rase al suolo dalla potenza della terra, rimangono sepolti uomini, donne, bambini ma anche tracce delle vite precedenti. Ci si può ricostruire, reinventare.
Con dolore, con sofferenza, con tanta fatica. Ma si può costruire una nuova vita.

Prima che il terremoto distruggesse la società che conosceva, la voce narrante di “Trema la notte” – una giovane e ricca ventenne – sognava proprio questo: rinascere, avere i propri spazi per realizzare i propri desideri.

E proprio nella scrittura – intorno alla scrittura – lei cercava la via di uscita da un mondo che voleva capovolgere.

Poi le scosse, i tetti che vengono giù, le infinite macerie, le baracche: sempre con la scrittura lei riemergerà – o forse sopravvivrà.

E la scrittura non serve, a lei, per dimenticare – come invece scriveva Bufalino.
Ma, come per lo scrittore de “Le menzogne della notte”, la scrittura sarà da strumento per anestetizzare il suo dolore.
La scrittura come diario, come terapia.

Una scrittura che salva da macerie e apocalissi, che apre nuove porte, che dona nuova vita.
Che protegge “dalle salsedini della vita”.

Posted on April 8, 2022, in Il blog di Grazia La Paglia. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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