Punk is dead: forse si. Ma ci pensano i rapper a ridargli vita

Mentre in Italia si dibatte sul video clip di Elodie (troppo nuda o troppo vestita?) e sullo smalto usato da Fedez (scandalo o avanguardia)… Insomma, mentre in Italia il dibattito della scena musica poggia le basi su alti, altissimi argomenti, dall’altra parte dell’Oceano si parla sul futuro del pop-punk.
E sembra essere di colore rosa.

E no, non perchè ci sia una donna dietro.

O meglio, c’è pure: Avril Lavigne sembra essere tornata, con il suo ultimo cd, a quelle sonorità che l’hanno contraddistinta quando – agli esordi – sfondava gli schermi con il suo look pop-punk, appunto.

C’è pure Lavigne in questa missione di rinascinta rosa targata Machine Gun Kelly – con chitarra elettrica rosa in mano, appunto. Una missione che mette insieme vecchi e nuovi volti, per ridare linfa vitale a quel genere tanto rimpianto dai trentenni di oggi. E non solo.

Guardo la locandina del suo prossimo tour ed è inevitabile notare come l’ex hip-hopper abbia saputo mettere insieme due generazioni diverse, anzi, tre.
La sua – quella dei trentenni che sognavano di diventare Avril e Billie Joe Armstrong, per dirne alcuni;
quella delle star che hanno segnato il pop-punk del 2000;
e quella dei ventenni di oggi, firmando con collaborazioni, per esempio, con Willow (figlia d’arte di Will Smith).

Lasciata alle spalle la musica che lo ha portato alla ribalta (ma forse non definitivamente), Machine Gun Kelly mira dritto al cuore del pop-punk nonostante le polemiche – e fortunatamente nonostante le polemiche – che le accusano di tradimento all’hip-hop.
E è arrivata anche la benedizione di Mick Jagger che “elogia Yungblud e Machine Gun Kelly per aver portato un po’ di vita ed energia alla nuova scena rock mondiale” (Radiofreccia).
Senza dimenticare chi accompagna MGK in questa impresa, tra la nostalgia e l’innovazione: Travis Barker – si proprio lui.

Quel tipo di vibrazioni post punk mi fanno pensare che c’è ancora un po’ di vita nel rock’n’roll” dice il leader dei Rolling Stones.

Un altro punto importante da notare: MGK ha voltato le spalle al genere musicale che l’ha portato alla ribalta per sposare il punk rock e non sembra essere il solo.

Dopo di lui, anche Sueco ha saputo fare questo salto, seppur in maniera diversa. Il rap, da cui proviene, trova spazio nelle sue nuove composizioni, con un equilibrio perfetto.
Basta ascoltare, per esempio, Toxic therapy. Le “urla” tipiche dal sapore anni 2000 si mischiano con strofe prettamente rapper, mentre sul suo corpo i due look trovano spazio per convivere.
Loser sembra essere una canzone dimenticata nei cassetti di rockstar del periodo d’oro del pop-punk, mentre Sober/Hungover è un altro esempio di commistione di generi che rendono il pezzo ballabile, pogabile, semplicemente amabile.

Posted on April 26, 2022, in Il blog di Grazia La Paglia. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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