Category Archives: Comunicazione e comunicazione politica

Comunicazione politica – Dopo 2 anni il ritorno del linguaggio vendoliano (?)

Giorno 5 maggio ho presentato agli studenti del corso di laurea magistrale in Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità la mia tesi sperimentale “Ripartire dal linguaggio. Il caso Nichi Vendola tra rotture e continuità.”

Nella mia tesi ho analizzato innanzi tutto il linguaggio vendoliano, che si è imposto nell’attenzione dei media e della politica a partire dal 2005. In seguito, ho studiato la relazione tra il suo linguaggio ricco di retorica e poetica con i nuovi mezzi di comunicazione del mondo di internet: dal blog personale a youtube fino a giungere a facebook. Quest’ultimo social network risultava essere, al luglio 2012, lo strumento privilegiato nella comunicazione politica di Vendola grazie anche alla possibilità di poter esternare (senza limite di caratteri) la sua prolissità.

Dopo aver presentato la mia tesi nel luglio del 2012, ho effettuato ulteriori analisi nel maggio del 2013, in occasione della mia prima “lezione” all’Università di Palermo, e nel maggio del 2014, in vista del secondo incontro.

Ciò che è emerso è un abbandono di facebook a favore di twitter dove, però, non è più Nichi Vendola l’autore, più o meno palese o occulto, dei tweet.
Infatti risultano maggiori e quotidiani i retweet, mentre i tweet vengono scritti dopo pause di diversi giorni e con più aggiornamenti in quello stesso giorno. Emerge, in alcuni di questi, il linguaggio vendoliano (e quando emerge crea abbastanza attrazione). Ma ciò, come detto, non avviene più quotidianamente (cosa che accadeva invece fino al 2012, con un fb che aveva dai tre ai cinque aggiornamenti giornalieri).

Ho anche riscontrato come l’attività politica di Vendola si stia sempre di più allontanando da quella del suo stesso partito. Ciò è dimostrato, innanzi tutto, da una continua cronaca della sua attività a livello locale sui fb e twitter, dalla sparizione del programma – manifesto di Sel dal suo sito personale, dalla non – partecipazione all’apertura della campagna elettorale Pro – Tsipras. Ad esclusione del primo manifesto della campagna elettorale di L’Altra Europa, i suoi profili non condividono altro a favore del candidato alle europee sostenuto da Sel.

A ciò si aggiunge un radicale cambiamento del suo linguaggio che, a partire dall’inizio del 2013 e con la sconfitta alle primarie del Pd del 2012, inizia ad essere sempre più piatto e meno retorico. Un’eccessiva semplificazione che ha portato alla pubblicazione, per esempio, di videolettere che coinvolgono poco, dove si perde anche la sua tipica gestualità e comunicazione non verbale.

Un ritorno al vendolismo, però, sembra riapparire nella videolettera pro – Tsipras, dove Vendola riporta in campo metafore di estrazione soprattutto biblica.

Tsipras è il Davide che lotta contro Golia.

Pur non essendo una metafora del tutto nuova (vedi Videolettera ai volontari – Campagna primarie del Pd 2012) l’utilizzo di questo vocabolario evidenzia un ritorno al linguaggio tipico del leader di Sel. Inoltre si ha un recupero della sua tipica gestualità, una partecipazione emotiva maggiore nel suo discorso.

Forse il linguaggio vendoliano è entrato nella sua terza fase: dopo lo splendore iniziale, abbandonato a favore di una eccessiva semplificazione (forse nel tentativo di uniformarsi alle tendenze del momento – vedi intervista a Che tempo che fa del marzo 2013), adesso si ha un ritorno al passato.

Perché? Perché ha deciso di abbandonare la scena “nazionale” e, di conseguenza, un elettorato di sinistra moderato e che non si riconosce nel suo linguaggio?

Probabilmente.

Il saluto con il quale apre la videolettera pro – Tsipras, infatti, indica palesemente quale sia l’elettorato a cui Vendola si appella: quello composto dai Compagni e dalle Compagne*. L’elettorato che ha apprezzato e sostenuto sin da subito il suo anacronismo linguistico oltre che concettuale.

Un anacronismo che, a dispetto di quanto si possa pensare, ha funzionato sulla modernità social network, richiamando numerose condivisioni, like e commenti (scomparsi allo scomparire del vendolismo).

* A partire dal 2010, gradualmente, aveva abbandonato questo saluto a favore di “Amici e amiche”.
 

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La politica del volgo, la bassezza del linguaggio della II Repubblica

grillo

Ci avviamo verso una repubblica del volgo. Lo si sente dal linguaggio ormai corrente dei suoi esponenti politici più in vista, un linguaggio volgare, nel senso letterale del volgo, appunto. Quando chiedete la ragione dell’indecenza delle battute di molti politici, sentite rispondere: “Ma così parla la gente!”. I politici parlano come la gente al bar o sotto l’ombrellone. In realtà è un inganno: più la politica non sa argomentare e affrontare i grandi problemi, più aggredisce con la finta intimità dello scurrile” (Gian Enrico Rusconi).

Perché si è arrivati a questo punto? Un punto molto probabilmente di non ritorno al punto da guardare personaggi come Nichi Vendola (che tende ad avere un linguaggio raffinato ed esemplare) come anacronistici?

Troppo facile addossare le colpe al modello proposto in questi ultimi vent’anni dal berlusconismo. Se così fosse, infatti, ritroveremmo questa pochezza di linguaggio e contenuti solo, come dice la citazione sopra riportata, tra i politici più in vista. Ma duole constatare che molto probabilmente, anche a livello locale, la scuola di Berlusconi ha forse messo radici e ha forse suoi proseliti.

Tutta colpa di Berlusconi? O tutta colpa (come dice la citazione sopra riportata) di un’incapacità di argomentare e affrontare i problemi? Scegliendo, così, una nuova strada?

Perché oggi “è politicamente corretto il dileggio, l’aggressione verbale, la volgarità, la scurrilità” (Gustavo Zagrebelsky, Sulla lingua del tempo presente). Ai posteri, che un giorno analizzeranno la situazione odierna, l’ardua sentenza.

Il giornalista è un disubbidiente

fallaci

“Essere giornalista per me significa essere disubbidiente. Ed essere disubbidiente per me significa, tra l’altro, stare all’opposizione. Per stare all’opposizione bisogna dire la verità. E la verità è sempre il contrario di ciò che viene detto”.

La citazione è di Oriana Fallaci, la prima vera giornalista italina donna che ha combattuto per poter avere nel mondo del giornalismo il posto che le spettava nonostante non portasse i pantaloni.

E nonostante abbia fatto parlare molto di sè, alimentando anche aspre polemiche per sue posizioni controcorrente, resta una figura imprescindibile: ancora adesso continua ad insegnare ai giornalisti di oggi e di domani.  Un giornalista è disubbidiente perché sta all’opposizione, dove si deve dire la verità. E la verità è sempre in quei luoghi dove non regna il plauso delle masse.

Lei lo sapeva bene. Per questo fu criticata. Ma se avesse ascoltato e seguito le masse, oggi sarebbe ancora ricordata?

Politici all’odor di mafia. O di antimafia?

sciascia

«Prendiamo, per esempio, un sindaco che per sentimento o per calcolo cominci ad esibirsi in interviste televisive e scolastiche, in convegni, conferenze e cortei come antimafioso: anche se dedicherà tutto il suo tempo a queste esibizioni e non ne troverà mai per occuparsi dei problemi del paese o della città che amministra (che sono tanti, in ogni paese, in ogni città: dall’acqua che manca all’immondizia che abbonda), si può considerare come in una botte di ferro.

Magari qualcuno, molto timidamente, oserà rimproverargli lo scarso impegno amministrativo: e dal di fuori. Ma dal di dentro, nel consiglio comunale e nel suo partito, chi mai oserà promuovere un voto di sfiducia, un’azione che lo metta in minoranza e ne provochi la sostituzione?

Può darsi che, alla fine, qualcuno ci sia: ma correndo il rischio di essere marchiato come mafioso, e con lui tutti quelli che lo seguiranno. Ed è da dire che il senso di questo rischio, di questo pericolo, particolarmente aleggia dentro la democrazia cristiana: et pour cause, come si è tentato prima di spiegare. Questo è un esempio ipotetico».

Corriere della Sera, 10 gennaio 1987 – Leonardo Sciascia.

Oggi questa riflessione è più attuale che mai e basta anche solo sostituire la parola “sindaco” con quella di “presidente, assessore, deputato o consigliere” per far si che il risultato non cambi.

Chi è il vero mafioso oggi?

Da “Siamo tutte puttane” alle ministre Orango. Quando la politica non sa più parlare

Sono passate circa tre settimane da quando la Ministra per l’integrazione Cecile Kyenge, ritrovandosi al Rettorato dell’Università di Palermo, aveva detto con voce quasi commossa ma nello stesso tempo limpida che lei è abituata agli insulti. Alle parole razziste nei suoi confronti.

Alla mancanza di maturità di un paese che sa fare integrazione solo a metà. Per quanto il Sud, con città come Palermo, possa rappresentare un esempio di multicultura e convivenza della diversità, l’integrazione è ancora a metà perché in quelle stanze dove dovrebbero diffondersi modelli di civiltà escono fuori solo esempi di regressione culturale. Ancora una volta è il leghista Calderoli, già noto per offese a immigrati e a fedeli di religioni diverse, ad incalzare contro la Ministra denigrandola per il suo aspetto fisico e non soffermandosi solo al colore della pelle.

Ancora una volta la politica italiana e la sua retorica si dimostrano incivili. Ma questo degrado linguistico non colpisce solo la Destra anche se, secondo diversi studi e analisi, il centro di tutto risieda nel linguaggio berlusconiano.

È il linguaggio del leader di Forza Italia che, per la prima volta, ha portato nella scena politica non solo parole che con la politica non avrebbero avuto nulla da spartire (amore/odio/invidia) ma anche insulti gratuiti e dal basso livello culturale ad avversari e donne che gli ronzano attorno: “mignotte, cog….i, teste di c..zo. Tanto per dirne alcune.

Sulla scia inaugurata più di vent’anni fa da Berlusconi oggi continuano a muoversi i politici contemporanei, nella speranza e falsa convinzione che questo assomigliare al popolo, soprattutto o esclusivamente tramite un linguaggio di basso livello, sia una buona chiave di successo. Circa un mese fa la Santanché è scesa in piazza indossando la maglia con scritto sopra “Siamo tutti/e puttani/e”. Un’azione che avrebbe dovuto provocare un’alzata di sciabola delle attiviste femministe più convinte, un’azione che porta a mille passi indietro tutte quelle conquiste fatte per il rispetto della figura femminile.

santanch

 

Dall’altra parte, nei vocabolari degli altri partiti, la situazione non pare cambiare. Grillo, che si pone come antiberlusconiano, è esso stesso frutto del berlusconismo con un linguaggio dove regnano incontrastati, solo per citarne uno, i vaf…..lo. Nel Pd regna la presenza di un non linguaggio, con improbabili metafore bersaniane che diventano ancora più comiche se coniate dall’imitatore Crozza, con un Renzi affetto da sindrome di giovanilismo e con un Vendola che si è posto come il poeta della politica.

Soprattutto su quest’ultimo caso di retorica della Seconda Repubblica si sono avvicendati diversi studi che continuano a evidenziare come un linguaggio così colto e raffinato non è altro che frutto del berlusconismo: tende al cuore degli elettori, come Berlusconi punta e conquista le pance. Una teoria, questa, che non trova tutti d’accordo ma, ormai, pare inutile continuarsi a chiedere a quale natura appartenga il vendolese: di quei versi e metafore politiche permeate da filosofia e letteratura sembra essere rimasto poco. E’, la nostra, una politica che deve ancora imparare a parlare.

Quando il nome è un brand. Da libro flop al boom di vendite per l’autrice di Hatty Potter

Ottime recensioni ma flop di vendite per un giallo classico, dai toni e colori nella norma e dal titolo The Cuckoo’s Calling (Il richiamo del cuculo).

Solo 1500 copie vendute in tre mesi. Crisi nera, quindi, per la madre di Harry Potter che aveva scelto di dare alla stampa il suo primo libro giallo sotto falso nome.

E davanti il crollo delle vendite o, per meglio dire, davanti le bassissime vendite per chi ha sbancato in librerie e cinema con la storia di un piccolo mago, ecco arrivare una provvidenziale soluzione: svelare il reale volto dell’autore.

In questo modo Amazon ha registrato un’impennata delle vendite pari al 500mila per cento (che dovrebbe significare 7,5 milioni di copie in una sola mattina).

Una differenza abissale in confronto alle vendite che si riuscirono a fare in tre mesi senza il supporto del nome dell’autrice, J.K. Rowling.

E’ bastato questo, infatti, a far nascere nei lettori la voglia di acquistare un libro che, se davvero avesse avuto un’ottima qualità, avrebbe avuto vendite elevate da sè e non con il supporto di una firma nota, proprio come era riuscito a fare Harry Potter con la sua prima storia.

Un episodio del genere conferma ancora una volta come l’acquisto sia ormai orientato dall’immaginario che si crea intorno ad un brand (in questo caso il nome dell’autrice) e non dalla reale qualità del prodotto offerto.

– See more at: http://www.giornalesicano.it/index.php/cultura/item/1764-quando-il-nome-%C3%A8-un-brand-da-libro-flop-al-boom-di-vendite-per-l-autrice-di-harry-potter#sthash.ZTWeNaGk.dpuf

Papa a Lampedusa: ennesima azione di marketing firmata Vaticano

A Lampedusa è arrivato con un volo di Stato, ma si specifica che aveva già provveduto a comprare i biglietti aereo per viaggiare, come un uomo comune, con l’Alitalia.
Niente Papamobile ma un fuoristrada prestato da un abitante dell’Isola.  Tirata d’orecchio per i politici di turno.
Povertà e semplicità nella sua visita ufficiale di ieri, dove ha incontrato immigrati sopravvissuti alle violente onde del Mediterraneo e ad un viaggio in cui molti affondano per sempre nell’abisso (leggi l’articolo).
Ecco l’ennesima azione di marketing firmata Vaticano. Non mettendo in dubbio, in questo luogo, che l’essenza di Bergoglio sia veramente questa, è facile affermare che il Vaticano si sta rilevando maestro di marketing per recuperare i suoi clienti, meglio definiti come fedeli.
Cosa fa, infatti, un’impresa nel momento in cui percepisce di perdere i suoi clienti? Di non essere più allettante e competitiva? Di non offrire più un prodotto di largo consumo e che rischia di essere soppiantato dalla concorrenza?
Riflette. E per riflettere cerca di capire cosa vuole la gente.
E cosa vuole la gente in un periodo in cui la crisi economica spinge a suicidi, in cui l’opinione pubblica si avventa contro lo spreco che si manifesta nelle stanze del potere?
Vuole povertà, misura, compostezza.  E questo sta offrendo il Vaticano.
Il Vaticano sta semplicemente dando quello che il cliente – fedele vuole. E, riflettendo, non è nemmeno difficile offrirlo visto che le pagine del Vangelo non fanno altro che offrire questa immagine del mondo da perseguire e emulare.

Ecco quindi un nuovo Papa che rispecchia perfettamente il Papa voluto dalla gente: lava i piedi ai carcerati, accoglie e si apre ai musulmani, rinuncia alle sfarzose stanze vaticane e alla vacanza, prende l’autobus e rimprovera i politici nelle omelie domenicali in piazza San Pietro.

Ecco quindi una visita che continua ad alimentare l’immagine di una Chiesa che è dalla parte dei fedeli, dalla parte dei poveri, dei bisognosi eccetera eccetera.

Ecco quindi come si percepisce che il rinnovamento della Chiesa non può passare attraverso un tweet (grande flop che ha causato anche danni all’immagine) ma attraverso le pagine del loro libro più venduto.

Ecco quindi un osannare collettivo delle gesta di un Papa che non ci sarebbe stato se i fedeli non avessero girato e minacciato di girare le spalle alla propria impresa – Chiesa.

Ecco, soprattutto, un Papa che prende il nome di Francesco, l’unico Santo che visse veramente in povertà. Vista la crisi economica e le accuse di eccessivo benessere alla Chiesa, poteva chiamarsi diversamente?

Ecco la nuova vecchia Chiesa.  papa

Grillo: Anche se uno è di Casa Pound io lo candido.

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Una nuova dichiarazione di Grillo lascia perplessi circa la sua vicinanza con Casa Pound, il centro sociale di ispirazione fascista.
Già precedentemente, infatti, erano emersi dei particolari episodi che lasciavano intendere una cerca sintonia tra i grillini e il centro sociale. Episodi di cui avevamo parlato in un articolo dello scorso 11 dicembre.
Il comico che da il nome ai suoi seguaci (nonostante si dichiari non leader) ha infatti dichiarato ieri, davanti 

agli uffici per il deposito dei simboli per le prossime elezioni politiche, che “anche se uno è di Casa Pound, ma ha i requisiti da noi previsti, io lo candido. La democrazia è questa.”
Forse Grillo dimentica le ispirazioni ideologiche del centro sociale che, essendo fasciste, non hanno molta attinenza con il concetto di democrazia. Poi aggiunge: “Il tempo delle ideologie è finito. Il M5S non è fascista; non è di destra, non è di sinistra. È alleato dei movimenti con cui condivide gli obiettivi. Invece, le porte per i partiti, anche per quelli riverginati, sono chiuse, serrate per sempre.” Dichiarazione che va in controtendenza con il concetto di democrazia poco prima sbandierato, quindi. E un rigetto per la politica tradizione, tipico dello stile del comico e che dimostra ancora una volta come Grillo e M5S siano l’antipolitica per eccellenza.

Brevemente, si riportano gli altri episodi che avevano già messo in evidenza lo strano legame con Casa Pound.

All’interno del consiglio del Quartiere Navile (Bologna), nel mese di dicembre, si discusse un punto all’Odg del Pdl dove si leggeva che Consiglio,«a seguito del vergognoso attentato di stampo terroristico subìto da Casapound Bologna per mano di tre giovani anarco-insurrezionalisti, esprime solidarietà a Casapound Bologna e agli Agenti rimasti contusi nelle fasi dell’arresto dei malviventi». Ad opporsi a tale Odg solo i voti del centrosinistra che hanno così cestinato l’iniziativa solidale del Pdl. Voti a favore, invece, dal M5S.
L’episodio a cui faceva riferimento il punto dell’O.d.g era quello di tre giovani ventenni che lanciarono un molotov contro la sezione bolognese di Casa Pound. Gesto violento, che portò all’arresto 

dei giovani. Ma, contemporaneamente al lancio del molotov, si svolgeva una manifestazione pacifica che chiedeva la chiusura del locale di centro destra. Manifestazione alla quale hanno partecipato mille persone, contrarie quindi alla presenza del centro sociale.

A Bolzano, invece, i consiglieri del M5S uscirono per protesta dall’aula, accompagnati da altri consiglieri di destra, perché la maggioranza non era intenzionata a iscrivere all’albo delle associazioni culturali l’organizzazione “Casa Italia” legata a Casa Pound. 

Infine a Rimini, sempre per calpestare la memoria storica, la consigliera grillina Franchini votò contro un Odg della Federazione della Sinistra che chiedeva all’amministrazione di non concedere piazza Tre Martiri a Forza Nuova (movimento di destra) per una manifestazione. La Federazione chiese di non conc

 

edere quel luogo perché a piazza è dedicata ai tre partigiani Mario Capelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani che furono impiccati a Rimini. La piazza non era quindi il luogo più adatto per una manifestazione di destra, ma alla consigliera poco importò

 (pubblicato su http://www.giornalesicano.it)

Grillini bocciano il Giorno della Memoria. “Perche’ dare soldi solo agli ebrei?”

Accade a Milano, al Consiglio di Zona 3. Patrizia Bedori, consigliera del M5S, deve votare a favore o contro la delibera che prevede di investire un budget di circa 3mila euro per il Giorno della Memoria 2013, finanziando diverse iniziative tra cui l’incontro con un testimone dell’Olocausto.

La consigliera, che si dice d’accordo con iniziative e spese previste, deve però sottoporre la questione al dibattito sul gruppo facebook di sostegno al M5S Zona3. Infatti, secondo la prassi, prima di votare deve constatare quale sia il parere dei grillini che rappresenta tramite il noto social network. Secondo il sito Mosaicco-cem.it, i grillini avrebbero commentato l’iniziativa con frasi come«Perché dare soldi solo agli ebrei?” «Sono soldi pubblici, non è giusto sprecarli così».

Giunta al coniglio, quindi, Bedori ha dovuto votare contro la delibera, nonostante lei si fosse dichiarata favorevole alle celebrazioni che ricordano le le vittime del nazismo e del fascismo, della Shoah e tutti coloro che hanno rischiato la propria vita per proteggere i perseguitati. Ma i grillini hanno detto no.

Non è importante ricordare, investire in attività culturali per far conoscere alle nuove generazioni quali furono le crudeltà dei grandi totalitarismi del novecento? Ai grillini l’ardua sentenza. 

 

Grillini e Casa Pound. Amore a 5 stelle?

5Cosa porta il Movimento 5 Stelle a esprimere spesso solidarietà e sostegno per un movimento di ispirazione fascista come Casa Pound?

Una serie di episodi, infatti, lasciano sorgere spontaneamente questa domanda. Si tratta di semplici coincidenze? Di fatti di poca rilevanza? Forse si. O forse no.

Passiamo ai fatti.

L’ultimo episodio che sta suscitando polemiche si è verificato all’interno del consiglio del Quartiere Navile (Bologna) dove si è discusso un punto all’Odg del Pdl. Nel dibattuto Odg n. 68 si legge che il Consiglio, «a seguito del vergognoso attentato di stampo terroristico subìto da Casapound Bologna per mano di tre giovani anarco-insurrezionalisti, esprime solidarietà a Casapound Bologna e agli Agenti rimasti contusi nelle fasi dell’arresto dei malviventi».

Ad opporsi a tale Odg solo i voti del centrosinistra che hanno così cestinato l’iniziativa solidale del Pdl. Voti a favore, invece, dal M5S.

Ma cosa era successo? Tre giovani ventenni (Francesco De Medici, Alessandro Mancuso e Emanuele Platì)sono stati arrestati con l’accusa di aver lanciato molotov contro la sezione bolognese di Casa Pound. Gesto violento, certo, e non ammissibile che, però, non va a sminuisce un altro episodio. È stata organizzata, infatti, una manifestazione pacifica che chiedeva la chiusura del locale di centro destra. Manifestazione alla quale hanno partecipato mille persone.

I grillini, quindi, hanno deciso di sostenere la richiesta di “solidarietà”. Potrebbe anche non essere strano, considerando l’attacco violento subito da Casa Pound. (Anche se, piccola parentesi, tra i tre ragazzi definiti come anarco insurrezionali era presente il figlio di un ex assessore del Pdl di Catanzaro. Pecora nera della famiglia, quindi? O definizione pompata e poca idonea per descrivere il giovane?)

Quello che sembra strano è il verificarsi di altri episodi che hanno evidenziano una particolare propensione del Movimento grillino per Casa Pound e altre espressioni politica di estrema destra.Episodi che hanno già altre volte causato bufere dentro e fuori il M5S.

A Rimini la consigliera Franchini ha votato contro un Odg della Federazione della Sinistra che chiedeva all’amministrazione di non concedere piazza Tre Martiri a Forza Nuova per una manifestazione. Non ci sarebbe niente di strano, se non il fatto che la piazza è dedicata a tre partigiani (Mario Capelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani) che furono impiccati a Rimini. Di certo non era il luogo più adatto per una manifestazione di destra (Sempre se si vuole rispettare la memoria).

A Bolzano, invece, i consiglieri del M5S uscirono per protesta dall’aula, accompagnati da altri consiglieri di destra, perché la maggioranza non era intenzionata a iscrivere all’albo delle associazioni culturali l’organizzazione “Casa Italia”, legata a Casa Pound. 

(pubblicato su giornalesicano.it)