Category Archives: Recensioni

Presentazione di “Azina: bicicletta e partigiana” di Salvatore La Porta

Giovedì sera, 15 gennaio, Salvatore La Porta ha presentato il suo ultimo lavoro “Azina: bicicletta e partigiana”nel centro sociale Ex Carcere di Palermo.

Durante l’intervista ho avuto modo di confrontarmi con l’autore non solo sull’importanza della Resistenza e dei partigiani,  ma anche su diverse figure che sono state protagoniste della II Guerra Mondiale e di cui si parla nel suo libro attraverso gli occhi di una bicicletta: bambini educati alla guerra e che richiamano il romanzo di Calvino “Il sentiero dei giardini dei nidi di ragno”, uomini fedeli alla monarchia ed eroi, come i Granatieri di Sardegna, che si opposero all’avanzata tedesca nella capitale italiana.

La seconda parte del volume, dedicato allo sgombero violento del Centro Sociale Experia di Catania, è stata occasione per parlare e riflettere della Resistenza oggi, della capacità, della voglia e delle possibilità che le nuove generazioni hanno (o non hanno) di opporsi ancora a ciò che non va nel tentativo di cambiare le cose.

La presentazione del volume si è chiusa ricordando l’ultima parte del libro, dedicata alla storia di giovani baristi schiacciati dal lavoro in nero, dallo sfruttamento e dalla crisi economica. E per questo annientati nella loro capacità di reazione e nella voglia di realizzare i propri sogni.

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La Radice – Analisi dell’artista Giuseppe Criscione

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Oggi su Il Fatto Nisseno potete leggere un articolo sul nuovo numero de La Radice e sulla mia analisi dell’arte di Giuseppe Criscione.

Per leggere l’articolo clicca qui.

Leggi anche su Seguo News e Castello Incantato.

 

Una ballata per ricordare Peppino Impastato

mala“Chistu unn’è me figghiu. Chisti unn’ su li so manu. Sti quattro pizzudda di carni un li fici iu.”

Così recita la poesia “A matri di Peppino” di Umberto Santino che da oggi rivive con una canzone musicata da un gruppo rock – folk che, fortemente legato alla sua terra e alla sua cultura, ha voluto rendere omaggio alla memoria di Peppino Impastato con un canto struggente, un canto pieno di dolore. Il canto di una madre che non vede più tornare il proprio figlio a casa. Il canto di una madre che non riconosce il corpo del proprio figlio fatto pizzudda pizzudda.

I Malarazza 100% Terrone, band di San Giovanni (Agrigento) prosegue così nel cammino intrapreso in questi ultimi due anni che li vede impegnati nella creazione di propri lavori inediti fortemente impegnati. Con il loro cd d’esordio, infatti, si sono imposti come gruppo che sceglie canzoni di lotta, di protesta, dedicando i loro brani alle problematiche della Sicilia ma anche a personaggi che hanno migliorato la loro terra.

Tutto questo rigorosamente in dialetto siciliano, con in testa la coppola che ormai li contraddistingue e con addosso abiti semplici della tradizione isolana.

Band dalla musica che è una miscela esplosiva e mix di sonorità siciliane, ma anche irlandesi, russe e ukraine, hanno da poco portato alla luce un nuovo singolo, al momento distribuito su youtube. Porta il nome della madre del militante antifascista e anticomunista Impastato, Felicia, e forse era proprio giunto il momento che un gruppo siciliano dedicasse un brano così profondo e toccante, e nello stesso tempo di qualità, a uno degli uomini che ha perso la vita nella lotta contro Cosa Nostra. Dopo i Modena City Ramblers, i One Dimensional Man, un concept album dei Talco e tanti altri tributi di artisti del panorama italiano, adesso anche la Sicilia può vantare un brano bello, immediato, malinconico e non scontato per Peppino.

Nel video, girato sul monte Cammarata in mezzo ad alture rocciose e tipiche dell’entroterra siculo, il trio dei Malarazza ha cantato e suonato “Felicia”. Ai fotogrammi in mezzo ad una natura incontaminata si alternano le riprese del pittore Arkone (Pasquale Nocera) davanti una tela bianca e che dipinge per realizzare il ritratto di Impastato, circondato da bandiere rosse con sopra falce e martello.

Tutto nasce da un’idea della voce del gruppo, Piero Sciacchitano. A raccontarlo è Salvatore Alessi, chitarra, mandolino, violino e pianoforte della band. “Due mesi fa ha Piero ha avuto l’idea e insieme a Vincenzo Lio (flauto traverso) abbiamo iniziato a lavorare per poterla concretizzare. Io mi sono occupato della composizione del riff e della tarantella insieme agli arrangiamenti, Piero alla melodia della parte vocale e Vincenzo alle parti del flauto. Il video e il pezzo – continua Alessi – sono “fatti in casa” per dimostrare che anche con pochi strumenti si possono ottenere discreti risultati. Abbiamo registrato in casa con un computer e io stesso mi sono occupato dell’editing audio e del video.”

Nonostante il lavoro casalingo, però, i tre musicisti hanno ottenuto un ottimo risultato. 

Per conoscere tutte le anteprime del loro album http://malarazz0.wix.com/malarazza100terrone#!albus/c1yi7

Tornano i Gogol Bordello. Musica dell’est, filosofia orientale e sound messicano

Malandrino, un inno ribelle e festoso, anticipa l’uscita del nuovo album che parla di “vita pura” e che miscela, come solo i Gogol Bordello sanno fare, melodie dell’est europeo e gitane, filosofia orientale e sound messicano della musica mariachi.

malandrino

Un mix che conferma non solo lo stile del gruppo, ma anche il loro nuovo obiettivo: andare alla ricerca di una unione tra le persone e creare una coscienza mondiale.

Così raccontano il loro nuovo lavoro, a tre anni dall’ultimo cd, Eugene Hutz e band che si preparano a tornare con “Pura vida conspiracy”. Nell’attesa dell’uscita ufficiale del nuovo album, prevista per il 23 luglio, hanno già diffuso un singolo estratto, Malandrino,

Le nuove canzoni, come dichiara il frontman Hutz, si proiettano verso qualcosa di nuovo rispetto ai precedenti lavori, ossia verso la ricerca del potenziale umano. In una intervista rilasciata alla celebre rivista Rolling Stone Usa, Hutz ha anche definito il nuovo capitolo discografico come il più energico rispetto ai lavori creati fino a

d oggi. “Per me la musica è questo, esplorazione del potenziale umano. E’ il mio maggiore interesse nella vita. Tutti sappiamo che c’è qualcosa dentro di noi che non usiamo. Come lo raggiungiamo? E’ un dilemma. Ognuno sa che c’è, ma nessuno sa cosa è di preciso. Così mi sono detto: ‘Ora vado a fondo e lo raggiungo’. Ed è nato questo disco”.

Come già accennato, nell’attesa dell’uscita del nuovo cd i Gogol Bordello hanno regalato ai fans una anticipazione con i singolo Malandrino (clicca qui per ascoltare). Si tratta di un brano dedicato alla pura gioia di essere se stessi, non tenendo conto dei giudizi della società.

Il ritorno de “I Ministri” e il valore delle cose. Ad aprile doppio appuntamento in Sicilia

per un passato

La mia casa non vale niente. Il mio orologio non vale niente. Il mio vestito non vale niente. La mia chitarra non vale niente. Il mio contratto non vale niente. La mia esperienza non vale niente. Il mio voto non vale niente.”

Cantano così I Ministri, gruppo rock melodico milanese che si prepara a tornare sulle scene musicali con il quarto album “Per un passato migliore” e con il primo singolo estratto “Comunque”, uscito ieri.

Un’auto-analisi dei vuoti della propria esistenza, dei falsi simulacri che la riempiono e a cui ci aggrappiamo per darci un senso, per distrarci, per riempirci e per non affrontare la realtà. Assorbiti quotidianamente nei nostri “bei progetti di lavoro”, dal “sudore e fiducia cieca nel lavoro”, forse trascuriamo l’essenziale.

Il passaggio dal tu all’ io in un testo forse dai sapori adolescenziali di libertà e di condanna dei vincoli borghesi, fa comunque riflettere e crea un ritratto dell’uomo moderno che, ieri come oggi, continua riempie i suoi vuoti con belle case e bei vestiti, per poi stupirsi degli orari di lavoro di panettieri “che escon di case prima dei giornali”.

Ma il testo del nuovo singolo affianca a questo scenario triste una possibilità di riscossa. La lista di ciò che non vale niente e di ciò che ci distrae per non guardare al proprio mondo interiore termina con “tanto vale provarci comunque”.

Perché quel che conta è la “volontà di continuare a provarci, a dare il meglio– hanno spiegato alla stampa – anche quando veniamo messi di fronte alla sostanziale inutilità della maggior parte dei meccanismi delle nostre esistenze”.

Meccanismi contorti che vanno affrontati comunque.

Il nuovo album uscirà il 12 marzo mentre il tour de I Ministri partirà da Roma il 15 marzo.L’appuntamento con la Sicilia è fissato per il 19 e 20 aprile, rispettivamente a Catania e Messina.

(pubblicato su giornalesicano.it)

Fuoricampo. A Palazzo Steri la mostra di ipotetici fotogrammi di una storia

fuoricampo

PALERMO – Dopo aver lasciato la sua città natale a 19 anni, il regista e filmmaker Gabriele Gravagna torna a Palermo per presentare “Fuoricampo”, la sua mostra fotografica a cura di Alessandro Pinto e Manrica Rotili. Non si tratta, però, solo di fotografie. “Fuoricampo” porta a Palazzo Steri anche diversi testi, uno per ogni foto. Voci appunto “fuoricampo” che accompagnano i visitatori all’interno del mondo della cinematografia, posando l’attenzione su ciò che accade fuori dal campo visivo del quadro ma che resta comunque presente nell’immaginario spazio adiacente. “Le immagini di Gabriele Gravagna raccontano quindi l’ extra-scenico, sono inquadrature, ipotetici fotogrammi di una storia – spiegano i due curatori di Fuoricampo. – I testi sono invece il momento in cui il fuoricampo prende corpo, un corpo verbale, sono il risultato dell’immagine/leva che solleva e proietta piani immaginari.

La mostra aprirà le porte ai visitatori il 28 dicembre a Palermo, città scelta come location per l’allestimento della mostra perché, nonostante l’artista viva ormai a Roma da diversi anni, “ mantiene un legame forte con la propria città, al punto da voler realizzare qui la sua prima personale fotografica – continuano Pinto e Rotili. – Andrea Di Marco è stata la persona che ha permesso di concretizzare il progetto in tempi brevi. Fuoricampo ha avuto una lunga gestazione, a lungo non ha avuto un titolo definitivo, la raccolta delle otto narrazioni ha richiesto tempo e gli impegni delle persone coinvolte nel progetto erano difficilmente compatibili. La scorsa estate il progetto ha finalmente preso una forma definitiva, Alessandro Pinto lo ha presentato ad Andrea, il quale da subito ha sostenuto e creduto nel progetto quasi più di noi stessi. È così che siamo entrati in contatto con Temporary Museum e finiti a Palazzo Steri.”
Come già detto, creare otto testi per otto foto non è stata un’operazione del tutto semplice ma tutti gli autori hanno rigorosamente due elementi in comune: lavorano con la scrittura e hanno un forte legame con la cinematografia (e con Palermo). Si tratta di autori che Gravagna ha incontrato lungo il proprio percorso lavorativo e di vita, in tempi e occasioni molto diverse tra di loro. Si tratta diClelio Benevento (montatore per il cinema), Marco Valerio Bonazzi (consulente storico per documentari e insegnante di italiano per stranieri a Palermo), Claudio Canepari (produttore cinematografico di Magnolia s.p.a e autore di docufilm incentrati su rilevanti eventi di cronaca siciliana),Piergiorgio Di Cara (dirige il Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Occidentale, appassionato di letteratura, scrittore e ha elaborato diversi progetti di fiction, docufiction e sitcom), Giacomo Frignani(regista televisivo), Maximilien Gobiet (fonico di presa diretta per cinema e film documentari), Massimo Provenza (Direttore Amministrativo della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana e scrittore), Paolo Santolini (regista di documentari per cinema e televisione).
La scelta di creare otto testi per otto foto e di esporre entrambi i lavori insieme nasce per “esplicitare il concetto di fuoricampo – spiegano i curatori della mostra. – I testi sono le voci fuoricampo che narrano l’ipotetico plot dell’immagine, e allo stesso tempo sono le ipotesi che lo spettatore produce sull’immagine non-visibile, sono interpretazioni sulla realtà. Ecco perché il titolo delle foto corrisponde al titolo dei testi.”
“Fuoricampo” verrà presentata con una conferenza stampa il 28 dicembre presso la Chiesa di Sant’Antonio Abate nel complesso di Palazzo Steri, alle ore 18. Alla conferenza parteciperanno, oltre all’artista, anche Marco Valerio Bonazzi, Piergiorgio Di Cara e Massimo Provenza, tre degli autori dei testi. Subito dopo, alle ore 19, presso la Sala delle Verifiche di Palazzo Chiaramonte-Steri, saranno aperte le porte ai visitatori. La mostra sarà aperta da lunedì al sabato, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 20.

(pubblicato su giornalesicano.it)

Le atmosfere greche di Capossela approdano in Sicilia

caposselaTre nuovi appuntamenti, tra Palermo e Catania, con il cantante salentino che arriverà in Sicilia a partire da domani sera, 12 dicembre, con il tour “Rebetiko Gymnastas”.

La  prima tappa di Vinicio Capossela sarà Palermo dove, presso i Candelai, si esibirà per due serate consecutive a partire dalle ore 21.30. Il 14 dicembre, invece, l’appuntamento si sposta a Catania presso il Circolo Arci Mercati Generali.

Quello di Capossela non sarà un tradizionale concerto. Infatti, dallo scorso 2 novembre, il cantante porta in tutta Italia la sua nuova musica accompagnato da una banda italo greca e praticando la rebetika ginnastica che ha lo scopo di tenere in esercizio la parte anticonvenzionale dell’uomo, in luoghi adatti ad avere piedi, mani e cuore liberi.

Il tour prende il nome dall’omonimo cd, ultimo lavoro di Capossela, pubblicato nel mese di giugno e registrato all’interno di una suggestiva atmosfera ateniese.

Lo speciale e “anticonvenzionale” tour ha segnato il tutto esaurito in più di 30 appuntamenti sparsi nella penisola. Adesso tocca alla Sicilia ascoltare melodie innovative e praticare la rebetika ginnastica.

Il prezzo del biglietto è di 25 euro per le date palermitane e di 30 euro per quella catanese. É possibili acquistarli sia sul circuito Boxoffice che su Tiket One.

(pubblicato su giornalesicano.it)

Il punk canadese arriva in Italia con “Dead Silence”

dead silenceIl punk canadese dei Billy Talent farà tappa anche in Italia con due date che porteranno il live del nuovo album ai fans della penisola. Si tratta di “Dead Silence”, già nei negozi di dischi dalla prima metà del 2012 e che rappresenta, per la band d’oltre oceano, un lavoro di continuità ma anche di rottura con il loro passato.

Band ormai affermata nella scena punk mondiale, definiti a volte e in modo del tutto erroneo musicistiemo, confermano la loro fedeltà al genere musicale da cui sono nati con un cd che si impone con sonorità ancora più ricche ed elaborate dei vecchi lavori. I precedenti 4 cd, di cui gli ultimi tre portano il nome del gruppo (una sorta di trilogia punk, con Billy Talent I, II e III), racchiudono ritmi e melodie tipiche del punk melodico, del pop punk e dell’alternative rock, passando anche per tracce che tendono all’Indie rock e dal sound più calmo fino ad avvicinarsi a contaminazioni metal.

Dead Silence” si presenta un mix ancora più maturo ed elaborato di questi generi. Qui la continuità, ma anche la discontinuità. Il punk rock si affianca al post – hardocore canadese abbracciando nuove tematiche. Se nel passato i Billy Talent cantavano Red Flag a ritmi punk e sventolando stoffe rosse, adesso si fermano a pensare, a guardarsi intorno. “Dead Silence” vuole catturare lo spirito del periodo in cui stiamo vivendo, gli avvenimenti, le paure e gli stati d’animo della generazione del 2012 che si trova immersa in fatti quotidiani assurdi, in continui e inarrestabili cambiamenti epocali.

Ed è lo stesso gruppo a ritenere che il loro ultimo lavoro è una rottura con i primi 4 cd, anche e soprattutto dal punto di vista del sound.
Per i fans italiani, quindi, dopo l’esibizione a Rock In IdRho Preview, si ripete l’opportunità di ascoltare le novità della band con due appuntamenti nel mese di gennaio: il 23 al Factory di Milano e il 24 all’Halle 28 di Bolzano. 

(Pubblicato su giornalesicano.it)

Il teatro dell’orrore quotidiano

Sensitivi, zombie, mostri evocati da maghe e irrealizzabili sogni . Tutto questo all’interno del teatro dell’orrore quotidiano.

Perché è la quotidianità a creare i nuovi mostri dell’albo gigante n.21 e sui quali dovrà investigare l’indagatore dell’incubo. Dylan Dog si ritroverà a combattere contro un mostro evocato da una strega al fine di proteggere gli inquilini di un palazzo. In una triste periferia di Londra, un gruppo di affittuari accetta misere condizioni di vita pur di “sopravvivere” a ristrettezze economiche, emarginazione e irraggiungibili scalate sociali. Il tutto sotto le mani di uno speculatore, un “parassita”, che cercherà di rendere impossibili le vite dei suoi inquilini nonostante il sortilegio.

Da “Il parassita” si passa poi a “Morte apparente” con una storia quasi usuale: uno zombie torna dall’oltretomba per vendicarsi. E nella tomba, il poveruomo, c’è finito solo per una questione di denaro. Ancora orrore quotidiano. Orrore dei vivi che genera mostri.

“La voce negata” porta sulle scene un serial killer che verrà riconosciuto solamente da un sensitivo speciale e ignaro dei suoi poteri. Saranno proprio le sue doti paranormarli ad attirare Dylan Dog in una nuova indagine. Così un palazzo all’apparenza infestato dai fantasmi si rivela essere la tana dell’assassino, mentre le strane manifestazioni notturne sono solo un modo per invocare aiuto e per cercare scampo dall’orrore quotidiano.

Infine, “Qualcuno sul fondo” parla della triste storia di un attore fallito (dai sogni infranti e dagli amori mai sbocciati) all’interno di una quotidianità dove l’unico ruolo destinato a ricoprire è quello della comparsa. Il protagonista, l’attore principale, colui che si impone sulla scena scavalcando l’attore – comparsa è un inconsapevole Dylan Dog. I suoi orrori quotidiani oscurano tutto il resto.

Non è solo il sonno della ragione a creare mostri, ma anche una razionalità fredda, spietata e calcolatrice. Una razionalità perversa, ormai ingrediente fisso della quotidianità. 

Nuovo fan-film dedicato all’Indagatore dell’Incubo. Il giovane regista Roberto D’Antona si racconta.

Se il primo lungometraggio ci mostra un Dylan Dog ancora insicuro, inesperto e alle prime armi, ecco che ne“Il trillo del diavolo” il protagonista compie un salto in avanti. Diventa introspettivo, scava dentro la sua mente e nel suo inconscio. È pronto per affrontare i suoi incubi, per scoprire il suo passato e dei segreti che potrebbero anche sconvolgerlo.

Roberto D’Antona, a poco più di un anno di distanza dal suo “Dylan Dog- L’inizio” torna così a dirigere, a sceneggiare e ad indossare le vesti del suo personaggio dei fumetti preferito.

La sua, però, non è solo una semplice passione che lo ha portato ad indossare la camicia rossa e la giacca nera da indagatore dell’incubo londinese. Il cinema è, ormai, il suo mestiere. E dalla nuova pellicola si nota non solo la crescita di Dylan, ma anche il perfezionamento professionale del ventenne regista pugliese. La sua penna diventa più fine, la sua sceneggiatura più matura e complessa, l’ambientazione più suggestiva. E la sua storia pare essere tratta proprio da una delle storie della collana.

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A primo impatto, sembra infatti di rivedere sullo schermo uno dei numeri “speciali” degli albi che celebrano il traguardo del centesimo fumetto, i venti anni di Dylan Dog o altre ricorrenze particolari. In quei numeri, infatti, nonostante ci ritroviamo tra le mani un albo della serie mensile, la sceneggiatura smette di narrarci le solite storie di zombi, vampiri e incubi quotidiani per dare spazio alla vita di Dylan: fenomeni paranormali, un passato ignoto e criptico, un padre malvagio, un padre buono e una madre sospesa nella non – morte.

Il “Trillo del Diavolo” pare seguire questo filone. Concordi?
Sì. Sicuramente “Il Trillo del Diavolo” (al contrario del precedente) cura molti più particolari, a partire dai personaggi, alle location ai semplici oggetti che in Dylan non possono assolutamente mancare.

Qualche numero, in particolare, ti ha ispirato per la realizzazione della sceneggiatura?
Il numero 100, in modo particolare, poi il resto è stata una mia idea.

La ricostruzione degli ambienti, il trucco e i costumi sono molto più ricercati e molto più elaborati rispetto al primo film. Cosa ti ha permesso ti perfezionarti ancora di più nel giro di appena un anno?
La squadra è oramai diventata una vera e propria squadra di lavoro. Abbiamo appunto fatto un reboot su Dylan per migliorare tutto ciò che nel primo, molto amatoriale, mancava. In un anno abbiamo girato tantissimo, abbiamo studiato, siam cresciuti sotto ogni punto di vista e siamo arrivati ad oggi. Ma la strada è lunghissima, e abbiamo ancora tanto da migliorare. E siamo pronti a impegnarci ancora di più.

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Coma mai la scelta di dedicare un secondo lavoro a Dylan Dog?
Non è un sequel, bensì un reboot, in quanto prima non potevo permettermi tante cose. Ma adesso, con una squadra che è diventata più grande e più professionale, ho deciso di regalare a Dylan un degno fan-film nella speranza che possa piacere ai fan.

Parlaci del tuo nuovo progetto, andato in onda sul web durante lo scorso fine settimana.
Si tratta della prima web series di zombie realizzata in Puglia, A.Z.A.S: ALL ZOMBIES ARE STUPID, una vera sfida per noi. In questo lavoro abbiamo migliorato sopratutto il trucco e la cura di ogni minimo particolare.

Si tratta della tua seconda web series dopo Scary Tales. Sono andate anche in tv?
Tutte sono e andranno in tv. Dylan aprirà le danze il 9 Novembre alle 23:00 su 130 del digitale terrestre (CHANNEL 24) e sarà seguito da Scary Tales e A.Z.A.S. In futuro andranno in onda anche su altre reti televisive.

Che riconoscimenti / successi hanno riscontrato, rispettivamente, i due film su Dylan Dog?
Il primo lavoro ci ha fatto conoscere sul web e i fan hanno apprezzato lo sforzo (delusi anche dal film americano dedicato al personaggio). Il secondo ha invece ricevuto complimenti direttamente dalla Sergio Bonelli Editore e sopratutto ci ha aperto tantissime porte facendoci conoscere anche in altre aziende.

Le tue produzioni, dai film su DyD alle web series, vertono intorno a storie paranormali, a figure di zombie e vampiri. C’è molto horror. Quali sono i registi e i film che ti ispirano?
In assoluto Sam Raimi e John Carpenter: amo il loro stile e cerco di seguirlo. E poi amo il cinema horror trash anni 80/90.

Hai mai pensato di realizzare qualcosa che non sia legato a queste “tematiche”?
Assolutamente si, con un budget degno mi dedicherei sicuramente a un action.

Come ti sei finanziato per Il trillo del Diavolo e la nuova web series?
Ci siamo autofinanziati. Io durante la notte faccio il regista ma durante il giorno sono cassiere in un piccolo supermarket nel mio paese. Ho scelto questo “doppio lavoro” per sostenere le spese dei miei lavori. Quando ho iniziato a lavorare la gente che entrava nel negozio mi guardava e diceva “ma sei davvero tu?” e io “c’è una videocamera che riprende, ma tu fai finta di nulla.”

d3Da chi è composto il tuo staff e chi sono i tuoi attori? Come nel primo film si tratta di giovani che si avvicinavano alla recitazione per passione? Oppure ci sono anche dei professionisti?
Per A.Z.A.S. abbiamo avuto a disposizione la compagnia teatrale Cicci Ti Santa che ci ha dato un aiuto tenico (alcune attrezzature), ma ci ha aiutato in particolar modo dal punto di vista CAST. Il resto degli attori sono stati selezionati attraverso i casting. Nel mio staff troviamo Paola Laneve che si è occupata del trucco e di ogni minimo particolare a riguardo; Michele Friuli ha curato la scenografia e gli effetti speciali di trucco;Ylenia Piccinni la nostra hair stylist, fotografa di scena e public manager e infine Michele Grassi, il nostro assistente di produzione e fonico.

Qual’è, attualmente, lo stato di salute del cinema horror italiano? I tuoi lavori che influenza possono avere in questo contesto?
Attualmente il cinema horror in Italia viene portato avanti solo da registi indipendenti con film che finiscono nell’home video. Oppure vengono girati all’estero. Io sicuramente non posso colmare un vuoto così enorme presente in Italia, ma posso contribuire a farlo.

Qualche anticipazione sul tuo prossimo lavoro?
Il mio prossimo lavoro sarà un’altra web series, ma con un genere diverso. Un thriller psicologico dal titolo “Johnny”. Per la prima volta niente mostri e niente horror trash. Puntiamo ad un prodotto di qualità con una sceneggiatura e una recitazione molto curata. Sarà composta da 6 episodi da 25 minuti ciascuno. Le riprese inizieranno a Gennaio e a metà Novembre apriremo i casting sulla nostra pagina Facebook “Grage Pictures”.

Per vedere il film cliccare qui.

(Pubblicato su http://www.radio100passi.net)