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Il 9 maggio in ricordo di tutte le lotte. Perché ovunque si lotta. Sempre.

Avevo appena 12 anni quando, su un telo bianco da cinema all’aperto appeso nella villa comunale del mio paese, conobbi la storia di Peppino Impastato.

Avevo dodici anni, sapevo ancora poco del mondo, della vita e della morte. E quella sera, in quella villa comunale di un paesino dell’entroterra siciliano, conobbi una storia che non avrei mai più dimenticato. Come, del resto, le tante altre storie che avrei conosciuto appena qualche anno dopo, crescendo: quella di Paolo Falcone o di Giovanni Borsellino, per citarne qualcuna.

Avevo appena 12 anni e andai a dormire, in quella torrida notte d’agosto, con un senso d’angoscia. Chi era stato Peppino? Dove aveva vissuto?

Avevo 20 anni. Era il 9 maggio. E per la prima volta mi trovavo a Cinisi: otto anni dopo aver visto quel film. Adesso percorrevo anche io metaforicamente quei “cento passi”. E ricordo quel giorno come un giorno felice e triste, pieno di manifesti e striscioni colorati, e carico di rabbia – nonostante i tanti anni trascorsi dal 9 maggio del 1978.

Oggi ringrazio quel giorno, quelle stanze della casa Memoria Impastato aperte ai giovani. Ringrazio quella mia decisione di voler essere lì, quel 9 maggio.  

Perché oggi, 13 anni dopo, mentre vivo a chilometri di distanza in una città che ha altri morti e altri sacrifici da commemorare (ovunque si lotta, ovunque), posso ricordare ancora con nitidezza quel corteo. Perché l’ho vissuto.
Puoi ritrovarti in qualsiasi luogo del mondo, lontano pochi o tanti chilometri: non saranno mai troppi, mai abbastanza per non farti pensare, il 9 maggio come il 23 maggio come il 19 luglio, a cosa hai lasciato giù.

Ricordo ancora quel 9 maggio di cinque anni fa che trascorsi, per la prima volta, lontano dalla Sicilia.
Era un giorno come gli altri: si esce da casa, si va a lavoro, si timbra il cartellino, si prende un caffè con i colleghi, si torna alla propria scrivania aspettando che siano le 17 per tornare a casa. Ma la mia mente, quel giorno, era nelle strade di Cinisi.
E così è ogni anno, in ogni 9 maggio che trascorro lontano da casa.
Come ogni 23 maggio, come ogni 19 luglio. E la lista, purtroppo, potrebbe continuare ancora.

Mentre ripenso a quella data che sta per avvinarsi, scorro distrattamente la home di Facebook. Leggo che l’aula consiliare di Corsico (comune alle porte di Milano) sarà presto dedicata a Pietro Sanua. Non conosco ancora i nomi di chi ha lottato qui – e per quelle lotte è morto.

Quindi cerco su Google: ucciso nel 1995 in un agguato mafioso “il cui movente e mandanti restano ancora ignoti”. Ma basta leggere ancora di più per comprendere quanto scomodo potesse essere un fruttivendolo e sindacalista proveniente dalla Basilicata, stabilitosi in provincia di Milano e che aveva denunciato il racket dietro al mercato dei fiori e della spartizione dei chioschi all’esterno dei cimiteri.

Ovunque si lotta, ovunque. E tutti abbiamo un nostro 9 maggio da commemorare, ogni giorno.