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Il teatro dell’orrore quotidiano

Sensitivi, zombie, mostri evocati da maghe e irrealizzabili sogni . Tutto questo all’interno del teatro dell’orrore quotidiano.

Perché è la quotidianità a creare i nuovi mostri dell’albo gigante n.21 e sui quali dovrà investigare l’indagatore dell’incubo. Dylan Dog si ritroverà a combattere contro un mostro evocato da una strega al fine di proteggere gli inquilini di un palazzo. In una triste periferia di Londra, un gruppo di affittuari accetta misere condizioni di vita pur di “sopravvivere” a ristrettezze economiche, emarginazione e irraggiungibili scalate sociali. Il tutto sotto le mani di uno speculatore, un “parassita”, che cercherà di rendere impossibili le vite dei suoi inquilini nonostante il sortilegio.

Da “Il parassita” si passa poi a “Morte apparente” con una storia quasi usuale: uno zombie torna dall’oltretomba per vendicarsi. E nella tomba, il poveruomo, c’è finito solo per una questione di denaro. Ancora orrore quotidiano. Orrore dei vivi che genera mostri.

“La voce negata” porta sulle scene un serial killer che verrà riconosciuto solamente da un sensitivo speciale e ignaro dei suoi poteri. Saranno proprio le sue doti paranormarli ad attirare Dylan Dog in una nuova indagine. Così un palazzo all’apparenza infestato dai fantasmi si rivela essere la tana dell’assassino, mentre le strane manifestazioni notturne sono solo un modo per invocare aiuto e per cercare scampo dall’orrore quotidiano.

Infine, “Qualcuno sul fondo” parla della triste storia di un attore fallito (dai sogni infranti e dagli amori mai sbocciati) all’interno di una quotidianità dove l’unico ruolo destinato a ricoprire è quello della comparsa. Il protagonista, l’attore principale, colui che si impone sulla scena scavalcando l’attore – comparsa è un inconsapevole Dylan Dog. I suoi orrori quotidiani oscurano tutto il resto.

Non è solo il sonno della ragione a creare mostri, ma anche una razionalità fredda, spietata e calcolatrice. Una razionalità perversa, ormai ingrediente fisso della quotidianità.